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I sogni dicono sono desideri e allora gli incubi?

Sapere trasformare un incubo in una storia non è cosa facile, anche perché ci ricordiamo solo una parte del sogno e cioè quella che ci ha angosciato di più, il resto è annebbiato dalla scena madre quella che ci è rimasta impressa e che magari ci ha svegliato nel cuore della notte. Collegare quella scena, che per lo più sono poche immagini e neanche in sequenza tra loro, è un’opera che solo una fantasia spinta all’eccesso può portare a termine.

Un po’ come mi succede adesso con “il bozzolo della crisalide”, un giallo horror che sto’ portando a termine seguendo un’unica scena e collegandola a eventi che mano a mano reputo attivi e interessanti.

La scena madre è quella di un incubo che legherà poi tutta la storia, dove una donna è appesa a testa in giù come in un bozzolo di una crisalide e dove è divorata da miriadi di vermi.

Per chi s’interessa di religioni, esoterismo e oltre alle Sacre Scritture legge anche certi scritti apocrifi e gnostici, può ricevere da questa immagine interessanti considerazioni.

Ciò che accade quotidianamente, la presenza assidua nella nostra vita dei media, la dipendenza di certi stereotipi e la continua ricerca della verità, ci porta a mescolare i fatti di vita quotidiana alle nostre vicende personali, facendo nascere una storia.

Così tra sogno e realtà è come se giocassimo il nostro gioco “online”, aggiungendo ogni giorno nuove tessere, accrescendo la nostra esperienza, creando personaggi e situazioni nuove. Il racconto nasce e cresce giorno per giorno e come la vita, ogni giorno ci pone davanti nuove circostanze e difficoltà da superare, imprevisti ed enigmi da risolvere. Il racconto si sviluppa giorno dopo giorno , senza sapere oggi cosa succederà domani.

L’imprevedibilità sta’ nel raccontare immedesimandosi nella storia stessa, ogni personaggio si riflette in noi e siamo noi sentire quello che lui sente, provare quello che lui prova, essere quello che lui è, solo così la nostra storia diventa “tattile” e i nostri personaggi credibili.

Quello che sarà dopo a storia conclusa e pubblicata magari è di poco conto. I sentimenti, la paura invece, sono reali e come lo siamo noi, necessitano di noi stessi per sopravvivere, si nutrono della nostra linfa vitale e sfociano in quella magnifica simbiosi eterna che lega l’arte alla follia.

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