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Poche volte si ha la possibilità di partecipare attivamente a qualcosa che esula dal nostro mondo. Chiusi e poco restii ai cambiamenti, raramente si apre la finestra per dare uno sguardo al di fuori, e ancora più di rado, si spalanca quella porta che inevitabilmente da accesso alla strada, che a sua volta s’immette in quel dedalo di vicoli che è la vita “reale”.

I colori cui è dipinto quell’esterno sono il più delle volte più accesi e lucenti di quelli che dipingono o meglio “dipingiamo” il “nostro” quotidiano.

Imparare a vedere anche con gli occhi degli altri, cominciare ad avere un’altra percezione di ciò che ci circonda, potere se non cambiare il mondo, migliorare il nostro, è una sensazione che l‘“arte” può dare.

L’arte che intendo io, è quella della quotidianità, la percezione che ognuno ha del mondo, ed è questa che si vuole esprimere. Apprendere e condividere, con il più semplice dei gesti, quello di prendere un pennello, immergerlo nei colori e dipingere una tela.

Io ho imparato e imparerò ancora molto da chi avrà voglia d’insegnarmi, perché la voglia d’apprendere e di esprimersi mai è paga dell’oggi, ma mira all’universalità dell’espressione.

Una canzone di Giorgio Gaber recitava, “la libertà è partecipazione”, libertà è anche espressione, condivisione.

Quando ho sentito parlare di ArtFusion, non tanto tempo fa, pensavo fosse una “cosa” lontana anni luce dal mio pensiero, poi con l’andare del tempo,informandomi e partecipando,  mi sono accorto dell’esatto contrario.

L’arte non è mai troppo distante, è come un’albero sotto cui ci si è appisolati in cerca di un poco d’ombra, quando ci si sveglia e si è affamati, non ci si accorge della frutta dolce e profumata che bella mostra fa di sé, e non chiede altro che essere raccolta e mangiata.

Quell’albero è così dannatamente vicino che basta allungare una mano e…

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