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Un tempo quando gli animali erano padroni della terra e l’uomo non era stato ancora progettato, le grandi montagne signoreggiavano e i fiumi coloravano le vallate con le sfumature che madre natura generosamente donavano loro.

A quell’epoca tutti gli animali avevano il dono della parola e la vita sulla neonata terra era tranquilla e serena, le piante crescevano rigogliose offrendo ombra e frescura nelle afose giornate estive, e riparo e calore nelle fredde giornate invernali, il tempo era scandito dalle stagioni e tutto sulla terra aveva un suo ordine.

Gli animali vivevano a fianco l’un con l’atro, il grosso con il piccolo, gli essere alati e quelli striscianti, gli esseri con le branchie e quelli con il pelo, tutti vivevano in simbiosi, in pace e tranquillità tre di loro, fino a ché sulla terra non fece la sua comparsa l’uomo.

Quest’essere, all’inizio apprese dagli animali e dalla natura l’arte di sopravvivere, era uno di loro, perché comunicava con loro, si muoveva come loro; dagli animali imparò a nutrirsi, a difendersi dalla pioggia e dal gelo, a trovare un riparo la notte, a sopravvivere nelle carestie.

Poi un brutto giorno l’uomo decise che era il tempo di recidere quel cordone ombelicale che lo teneva relegato alla natura, e cominciò a pensare.

Il suo pensiero lo fece erigere su due zampe, e quegli arti lo innalzarono più in alto del suo orgoglio e da quel giorno divenne cieco, sordo e muto ai richiami di madre natura.

La natura, un tempo amica, ora era diventata qualcosa da sfruttare e gli animali, persa oramai ogni comunicazione con loro, da compagni fedeli, si erano trasformati in oggetti da lavoro, nonché cibo e ornamenti.

Tutto quell’incanto che un tempo regnava sulla terra era finito, e dovette trascorrere molto tempo, sino a che…un bel giorno.

Clara era una bambina vispa e intelligente, che amava giocare sulle rive dei fiumi l’estate, adorava sostare sui letti dei ruscelli e ammirare i riflessi che il sole giocherellone faceva balenare sull’acqua. Le piaceva raccogliere sassi e con quelle pietre costruire castelli, e il suo sogno era di innalzarne uno, fino al cielo.

Accadde che mentre la bambina erigesse l’ennesimo castello, una pietra cominciò a parlarle.

Il ciottolo dapprima timidamente si limitò a chiederle sottovoce il nome, ma si meravigliò parecchio quando la bimba gli rispose tranquilla come se fosse normale parlare con le pietre del greto del torrente.

“io sono Clara”, rispose e tu chi sei?

La pietra dopo un lungo attimo di esitazione, rispose così:- “ Piacere Clara, io come mi vedi adesso, sono un ciottolo di un fiume, ma tanto tempo fa ero una montagna tanto grande da fare ombra al fiume stesso…” il sasso non ebbe tempo di finire la sua frase, che la bambina scoppio in una fragorosa risata.

“perché ridi?” fu la domanda del ciottolo, non ci credi?

La Bambina fisso il sasso con occhi curiosi, e questo bastò alla pietra per cominciare il suo racconto.

Tanto tempo fa, io davvero ero una montagna, alta e possente ecco; ero il rifugio degli animali, molti dei quali ora non ci sono più purtroppo: Tutti i volatili, avevano la dimora sulle mie alte vette, l’inverno la neve ricopriva di candido manto le mie cime che d’estate erano rallegrate, dai cinguetti dei nuovi nati e dai giochi chiassosi dei cuccioli appena usciti dai loro lunghi letarghi.

Poi accadde che l’uomo cominciò a frequentare quei posti, ma essendo l’ultimo venuto, lo accogliemmo con tutti gli onori. Dapprima sembrò rispettarci, poi cominciò a depredarci, a rubare ciò che era nostro e che noi volentieri avevamo diviso con lui nel momento del bisogno.

L’uomo divenne sempre più forte, la sua famiglia crebbe numerosa, e cominciò a espandersi. Laddove non vi era più posto per lui, quell’essere, cominciò a farsi spazio, distruggendo quello che madre natura con passare dei secoli aveva faticosamente costruito.

In poco tempo, le famiglie degli umani, avevano invaso tutto il pianeta e avevano cominciato anche a distruggerlo.

A quel punto gli occhi di Clara si fecero tristi.

Il sasso comprendendo il momento disse:- “ come vedi io da montagna che ero, ora sono solo un piccolo sasso. Un ciottolo che a malapena ti sta nella mano, ma per quanto minuscolo io sia, sono sempre ciò che ero, una montagna, forte, rocciosa, per quanto piccolo sia diventata, io ci sono e ci sarò sempre, perché vi ero prima come quegli animali che vi erano prima dell’avvento dell’uomo e della sua numerosa famiglia e che continueranno ad esserci anche dopo di lui.

La bambina comprese ciò che il sasso le aveva detto, prese tra le mani quel ciottolo e gli promise che sarebbe tornata il giorno seguente, con una sorpresa.

Il giorno dopo Clara tornò al fiume, ritrovò quel sasso, esattamente dove lo aveva lasciato, dopo di che lo prese tra le mani e gli disse, “tu vivrai in eterno e con te vivranno tutti gli animali del creato”.

Clara prese dei colori, e cominciò a disegnare un animale sulla superficie liscia del sasso, poi prese i colori e cominciò a dipingere. Stupefatta rimase, quando sul sasso vide l’immagine di un gatto così vero che quello stesso felino, pareva, muovesi e ritrovata la parola, ringraziarla per avergli dato una nuova vita.

Da quel giorno Clara, non ha mai smesso di dipingere gli animali sui sassi, perché è la stessa roccia con cui madre terra forgiò il mondo, la tela su cui dipinge, e quegli animali fissati sulla pietra vogliono, ricordare all’uomo che sula terra è ancora solo un ospite.

Vi è un fiume che scorre nell’immaginario di ognuno di noi, dove non necessariamente l’acqua vi scende per sfociare in qualche mare. Clara il suo fiume lo ha riempito di sassi, di ciottoli e ognuna di quelle pietre, ha un volto, un’anima e i colori della libertà.

Il fiume di pietra, sale e s’inerpica a fatica tra le colline; il suo corso è a ritroso, dal mare torna alla sorgente ed è così che si ripercorre la strada che ci riporta finalmente a casa.

Clara

Clara

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