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Nel percorso personale che ognuno intraprende nel corso della sua esistenza, è quasi inevitabile, l’incontro col divino. Senza approfondire troppo l’argomento, diventa ineluttabile cercare di scoprire l’origine non tanto della vita, quanto quella della sofferenza.

Una domanda cui il Papa Benedetto XVI ha riconosciuto che il dolore è uno dei più grandi misteri, e che Dio non può volere il male e che il male stesso non è una punizione di Dio.

Dunque da cosa o da chi dipende la sofferenza, e se questa può essere considerata una punizione.

In oriente troviamo eventuali risposte. In quelli luoghi, dove la quotidianità del divino si mischia alle azioni di tutti i giorni, dove gli dei scendono a parlare con gli umani e la natura è parca di segni divini.

Religioni così diverse, hanno invece le stesse radici, il Taoismo cinese e l’induismo indiano, parlano di quattro nobili.

Nel primo caso rappresentate da alcune piante (Le orchidee – primavera, il pruno – l’estate, i crisantemi – l’autunno e il bambù  – l’inverno)  piante che indicano le quattro stagioni e che insieme individuano le virtù del junzi (l’uomo ideale) e che sono ben rappresentante nella pittura sumi-e.

Nel secondo caso sono le quattro nobili verità che riguardano il dolore.

Il Siddhārtha, detto il Budda le suddivide così: Verità del dolore, verità dell’origine del dolore, verità della cessazione del dolore e la verità che porta alla cessazione del dolore (nirvana).

Il “dolore” non è colpa del mondo, né del fato o di una divinità; né avviene per caso. Ha origine dentro di noi, dalla ricerca della felicità in ciò che è transitorio, spinti dalla sete, o brama per ciò che non è soddisfacente.

La ricerca della semplicità in tutte le sue forme così come nella semplice bellezza, nella natura e nell’arte v’è la terapia indolore contro il male di vivere che inevitabilmente ci affligge.

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