Tag

, , , ,

La leggenda:

Alta sulla salita di Vico Dritto Ponticello, la Porta Soprana (Superana) – detta anche di Sant’Andrea perché costruita sull’omonimo piano dove fino agli ultimi anni del XIX secolo sorgeva anche il monastero intitolato al Santo – così scenografica, colle sue torri monumentali, introduce alla città medievale: Eretta nel IX secolo, le sue forme attuali risalgono al 1155 quando fu costruita in tempi assai brevi una nuova cinta muraria a protezione della città dalle temute mire espansionistiche dell’imperatore Federico Barbarossa.

Un’iscrizione in latino, diffida da entrare in città chi non porta pace:

« † Nel nome di Dio onnipotente, Padre Figlio e Spirito Santo. Amen

Sono sorvegliata da soldati, circondata da splendide mura
e scaccio lontano con il mio valore i dardi nemici.
Se pace tu porti, accostati pure a queste porte,
se guerra tu cerchi, triste e battuto ti ritirerai.
Il Meridione e il Ponente, il Settentrione e l’Oriente sanno
su quali enormi fremiti di guerre io Genova abbia prevalso.


Nel consolato del comune di Guglielmo Porco, Oberto Cancelliere, Giovanni Maluccelli, e Guglielmo Lusio, e dei placiti (giudici)

Boemondo di Odone, Bonvassallo di Castro, Guglielmo Stangone, Gugliemo Cigala, Nicola Roca e Oberto Recalcati »

Ad avvalorare la minaccia – per i malintenzionati – contenuta nel testo, si dice che alla costruzione del complesso avesse collaborato addirittura un alchimista il quale, straordinariamente, alla Porta avesse incatenato, come deterrente eccezionale, il fantasma di un guerriero temibilissimo. Un qualche problema comunque sarebbe, successivamente, sorto: perché quel particolarissimo “Guardiano della soglia”(ovvero della Porta) accrescerebbe le proprie risorse difensive solo con ricorrenti tributi di sangue che peraltro, nei secoli, avrebbe già sollecitato.

 La storia:

Nel XII secolo, per l’incombente minaccia del Barbarossa, Genova decise di rafforzare le mura e le porte di accesso. Sia le mura, dette del Barbarossa, sia Porta Soprana, furono edificate intorno al 1155. Dei costruttori, l’unica notizia che abbiamo si trova in un’iscrizione latina presso la Porta di San Fede (o dei Vacca): “Ego Guiscardus Magister et Iohannes Bonus Cortese et Iohannes De Castro fecimus hoc opus”.

Porta Soprana divenne presto un simbolo di Genova e del suo spirito d’indipendenza. Sulle due torri che compongono la Porta furono poste due lapidi. Come abbiamo sopra menzionato una di esse è un chiaro e solenne monito a chi volesse invadere la città, mentre l’altra è l’iscrizione celebrativa delle imprese di Tortosa e Almeria, anch’essa in latino e che recita:- Da guerra del mio popolo fu scossa finora l’Africa oltre le regioni dell’Asia da qui tutta la Spagna. Conquistai Almeria e soggiogai Tortosa, sette anni fa questa, e otto anni fa quella, quando in un primo momento io Genova innalzai questa fortificazione nel millecentocinquantacinquesimo anno dopo il glorioso parto della Santa Vergine.
Nel consolato del comune di Guglielmo Lusio, Giovanni Maloccello, Oberto Cancelliere, Guglielmo Porzio; dei placiti Oberto Recalcati, Nicola Roca, Guglielmo Cigala, Guglielmo Stangone, Bonvassallo di Castro e Boemondo di Odone.

 La Porta – larga 5 metri e alta nove metri e mezzo – veniva chiusa con due imposte lignee che giravano su cardini di ferro. L’arco – uno dei più antichi esempi d’arco a sesto acuto a Genova – è dotato di mensole, il cui profilo è una fascia, sporgente e concava, che si trova fra il basamento e il fusto delle colonne ed è sormontato da un anello. La Porta è decorata con una sottile colonna ottagonale il cui capitello, in stile corinzio, gira attorno all’arco. Il corpo centrale della Porta è decorato superiormente da una fascia d’archetti, più piccoli e sopraelevati rispetto a quelli sul lato esterno. La porta è dotata di quattro capitelli marmorei: due verso l’esterno e due verso l’interno della città. Le due torri, con base rettangolare dal lato verso la città e semicircolare all’esterno dei muri di cinta, sono costruite in pietra da taglio lavorata con la punta grossa e profilata negli spigoli con lo scalpello; non sono parallele, ma convergono l’una verso l’altra sulla linea esterna, e sono le torri medioevali più grandi di cui si ha notizia (31 metri dal livello del suolo nel punto del passaggio della Porta).

L’edificio posto tra le due torri e sovrastante l’apertura della Porta era abitato dal boia che esercitò a Genova fino al 1809 con una ghigliottina alloggiata nei locali interni e ritrovata durante il restauro. Solitamente, fino al 1797, le teste dei giustiziati erano appese all’arco della Porta in gabbie di ferro. E’ certo che qui ha esercitato la sua arte monsieur Samson, il boia francese famoso per aver ghigliottinato – nel 1793 – Luigi XVI e la regina Maria Antonietta.
La porta – così come le torri e le mura – subì molti restauri e rifacimenti. L’ultimo restauro è del 1988.

Il guardiano della soglia nei Rosacroce:

Chi è, o meglio, cos’è il guardiano della soglia?

Non è facile spiegarlo e nemmeno capirlo.

Il guardiano della soglia è così definito, poiché è l’ultimo vero ostacolo, per il candidato ai misteri, posto davanti all’ingresso in nuovo stato di vita.Per capire cosa sia questo guardiano dobbiamo iniziare parlando dell’uomo e delle sue tendenze fondamentali.Vi sono due tendenze fondamentali una è quella mistica e l’altra quella occulta, quella che si vuol chiamare, a torto, esoterica.Tutti gli uomini sono mossi fra queste due tendenze, chi più da una parte, chi più dall’altra e chi nel mezzo.Fate però attenzione a non cadere nel tranello rappresentato dal significato più comune, attribuito alle parole “mistico” e “occulto” e ”occultista”.Generalmente si parla di mistico quando ci si riferisce ad una persona estremamente religiosa, mentre si definisce occultista una persona dedita alle arti magiche. Questa classificazione è piuttosto semplicistica. anche uno scienziato positivista è un occultista, mentre un ateo idealista che porta avanti le idee umanitarie del movimento ideologico che segue, può essere a buon diritto definito mistico.In generale l’approccio occultista è quello di chi ha necessità di comprendere e poter dimostrare a se ed agli altri le leggi fondamentali di un determinato ambito, mentre il mistico è il puro idealista.

Vi sono poi casi di scienziati (occultismo) che poggiano il loro lavoro di ricerca su un ideale astratto (misticismo) che quindi in un certo senso si trovano a metà fra i due approcci.

Dopo questa breve distinzione delle due tendenze fondamentali torniamo al guardiano della soglia.Il guardiano della soglia è una parte del microcosmo divino originale nel quale esistiamo.Si tratta di uno dei tre nuclei dell’uomo divino originale.Purtroppo con la caduta dallo stato di vita divino, l’uomo originale fu snaturato.I tre nuclei erano uno positivo, uno negativo e uno neutro. In alcuni fu distrutto il nucleo positivo ed in altri quello negativo. La genesi ricorda questa fase quando parla della creazione della donna dal fianco di Adamo.  Sia chiaro che in questo caso quando di parla di positivo e di negativo non si intende buono e cattivo ma solo l’opposta ma complementare polarità necessaria alla manifestazione.

Quello che si vuol chiamare guardiano della soglia è, in effetti, il terzo nucleo, di polarità neutra.Questa sua neutralità è la ragione per la quale, a causa della caduta, esso è divenuto preda delle forze decadute contro natura in cui viviamo, anzi ne è divenuto uno specchio. Questo terzo nucleo è chiamato nell’insegnamento dei rosacroce moderno, con il nome di “essere aurale” o “io superiore”.È chiamato io superiore perché costituisce l’impronta sulla quale sarà creato l’io inferiore a ogni nuova nascita.L’io inferiore, nel corso della vita, rappresenta lo strumento con il quale le esperienze, che sono manifestazioni delle leggi di questa contro-natura, vengono incise nell’io superiore. Così il cerchio si chiude.

Esso è a tutti gli effetti, il dio naturale dal quale origina la personalità materiale.Questo nucleo ha subito a tal punto il nefasto influsso della natura della morte da divenire una specie di automa contenente due aspetti. Un aspetto è positivo, buono e l’altro negativo, cattivo. Questo essere aurale è buono quanto voi siete buoni e cattivo quanto voi  lo siete.

Quando una persona con attitudini molto mistiche, nel senso più comune del termine, vede apparire davanti ai suoi occhi, come visione, il santo al quale è devoto o la tal figura religiosa di qualsivoglia testo o religione alla quale volge le sue preghiere, egli non vede altro, che il proprio essere aurale che prende la forma delle sue aspirazioni mistiche.  Quest’ attitudine porta ad una progressiva e stretta unione con l’essere aurale. Queste persone sono l’esempio di un legame stretto fra l’io inferiore, l’io astrale della personalità, e l’io superiore, l’essere aurale. Un legame così stretto da essere quasi indissolubile e che potrà durare per diverse incarnazioni prima di poter essere interrotto, sempre che ciò sia più possibile.

Il guardiano della soglia (nel mito)

Tutti gli eroi nel corso della loro impresa incontrano alcuni ostacoli. Agli ingressi di un mondo nuovo ci sono dei guardiani severi a sorvegliare la Soglia, piazzati lì per impedire l’accesso a chi non lo merita. Esibiscono un’espressione minacciosa, ma se trattati correttamente possono essere superati, ignorati o persino tramutati in alleati.

I Guardiani della Soglia di solito non rappresentano i cattivi o gli antagonisti della storia: spesso sono, invece, il braccio destro del cattivo, criminali minori o mercenari, assunti per sorvegliare l’accesso ai quartieri generali del capo. Possono anche essere figure neutrali che fanno sempre parte del Mondo Stra-Ordinario. In alcuni casi sono aiutanti segreti, posti lungo il cammino per mettere alla prova la sua volontà e abilità. Di frequente si stabilisce un rapporto tra Cattivo e Guardiano della Soglia: i cattivi di alcune storie contano su subalterni come guardie del corpo, sentinelle, buttafuori, portinai, pistoleri o mercenari per essere protetti o  avvertiti quando un eroe si avvicini al limitare della roccaforte dell’antagonista.

Questi guardiani possono rappresentare i normali ostacoli che incontriamo tutti: cattivo tempo, sfortuna, persone sgradevoli e ostili. A un livello psicologico più profondo, essi rappresentano i nostri demoni interiori: nevrosi, ferite emotive, vizi, dipendenze e auto castrazioni che frenano crescita e sviluppo. È come se, ogni volta che proviamo a compiere un importante cambiamento nella vita, questi demoni interiori tornassero alla carica, non necessariamente per fermarci, ma per verificare se siamo veramente risoluti ad accettare la sfida del cambiamento.

La verifica dell’eroe è la funzione drammatica primaria del Guardiano della Soglia. Quando gli eroi affrontano una di queste figure, devono risolvere un indovinello o superare una prova. Come fece la Sfinge con Edipo, chiedendogli di risolvere un enigma prima di lasciargli continuare il viaggio, così i Guardiani della Soglia sfidano e mettono alla prova gli eroi lungo il cammino. Come affrontare questi ostacoli? Gli eroi hanno diverse possibilità: cambiare direzione e fuggire; attaccare direttamente l’avversario; usare l’astuzia e l’inganno; corrompere o placare la guardia o infine trasformare il presunto nemico in alleato (anche quello dell’Alleato è un archetipo ricorrente, sebbene di minore importanza). Uno dei metodi più efficaci per affrontare il Guardiano della Soglia è “mettersi nei panni” dell’avversario, come il cacciatore che entra nella mente dell’animale che sta cacciando. L’eroe può superare un Guardiano della Soglia penetrando nei suoi pensieri o assumendo le sue sembianze. Un buon esempio cinematografico di questa strategia si trova nel Secondo Atto de Il Mago di Oz, quando gli amici della protagonista Dorothy (l’Uomo di Latta, il Leone Codardo e lo Spaventapasseri – tutti rappresentanti dell’archetipo dell’Alleato) vanno al castello della strega cattiva che ha imprigionato Dorothy per liberare la loro amica. Il castello è fortificato e difeso da moltissimi soldati: i tre amici non hanno modo di entrare. Escogitano allora un piano e, travestiti da soldati, marciano dritti dentro il castello. Hanno capovolto una situazione pericolosa in loro favore, mettendosi letteralmente nei panni dei loro rivali: invece di tentare, invano, di sconfiggere un nemico più forte, sono temporaneamente diventati il Nemico.

Nella vita quotidiana, abbiamo tutti avuto delle difficoltà nel tentativo di dare dei cambiamenti positivi alla nostra vita. Le persone che ci circondano, persino coloro che ci amano, sono spesso riluttanti a vederci cambiare: sono abituati alle nostre nevrosi, hanno trovato il modo di trarne beneficio ed è probabile che l’idea del nostro cambiamento li minacci. Se ci ostacolano, è importante capire che stanno semplicemente agendo come Guardiani della Soglia per capire se siamo veramente decisi a cambiare.

 Da sempre il misticismo è legato a Genova, una città per molti suoi aspetti medioevale, legata a un passato che non vuole morire e che riaffiora attraverso le sue mura millenarie, per le sue stradine tortuose che come viscere s’inerpicano e declinano verso il mare, una passato che trasuda ancora di superbia nelle sue imponenti statue e nella mentalità arcaica dei certi suoi abitanti.

V’è ancora una Genova ferocemente abbarbicata dietro le mura di difesa di una città che di superbo ha solo il suo carattere diffidente, e queste mura sono aimè, sono le più difficili da abbattere.

Annunci