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Quando lo sguardo stanco si posa come a cercare riposo sulle onde che pigramente carezzano la pelle madida di sudore di madre Gea, e il sole in alto incendia il cielo e il mare di un unico accecante colore, si riflette come in un miracolo il volto di Dio.
Il muto peregrinare di banchi di acciughe, sembra vogliano raggiungere le nuvole e tingere di argento le volte celesti.

Laddove ulivi secolari tendono i loro rami sino al mare e le reti stese al sole di pescatori sembrano catturare i sogni dei bambini, per poi rinchiuderli in scrigni preziosi; dove la magia dell’alba che si tramuta in tramonto è un rituale che si tramanda da sempre, il rosso del Mediterraneo è qualcosa di irripetibile, dove neanche negli inferi più profondi arrovellati da millenaria invidia siano mai giunti a tanta munificenza.

Da costa a costa, dall’ispanico all’arabo, passando per un italiano variegato da mille dialetti, lambendo le coste di elleniche divinità, sino a incontrare gli echi di vestigia ottomane, il rosso di questo mare è lo specchio dell’invidia di chi per millenni è rimasto assoggettato dalla sua bellezza senza mai conquistarla, è il rosso della vita che da sempre ha dominato il mondo, il rosso dell’arte e della scienza, il rosso del sangue versato, la strada che conduce a Dio, o più semplicemente l’inizio di un viaggio…

Il tramonto

Tramonto sul Mediterraneo

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