Tag

, , , , , ,

Una festa di piazza, una solennità religiosa o un evento che coinvolge tanta gente come ad esempio “la notte bianca”, può dare il là per scrollarsi di dosso quella polvere di apatia che generalmente ci portiamo addosso. Queste occasioni più uniche che rare, sono centellinate col contagocce, quasi si trattasse di essenze purissime cui il troppo uso ne porti all’assuefazione. D’altro canto se da una parte prevale l’indolenza e l’insensibilità di certe persone, per lo più anziani, per ciò che di bello accade, dall’altro quella stessa gente la si può trovare con tutta la famiglia a godersi di quei momenti sino a poco bistrattati.
Pro e contro di una città come Genova, dove il “mugugno” e cioè il brontolare in continuazione è la prassi; mai contenti di nulla, rimpiangendo i tempi passati, “che si stava meglio, quando si stava peggio”. Anima in bianco e nero di una città poliglotta, che mischia tutte le lingue del mediterraneo creandone una propria, gente dal sorriso di carta vetrata e dalla battuta pungente, feroce a volte e dalle labbra serrate anche quando raramente si schiudono in una smorfia che somiglia a un sorriso.
Genova, in queste rare occasioni di festa, si riappropria della sua anima mediterranea e ridiventa una città accogliente, calda, sensuale a volte e pirotecnica; parole che a stento escono dalla labbra, ma che una volta uscite piroettano nell’aria come fuochi d’artificio.
Più delle parole però contano le le immagini.
L’immagine di una città in festa è immortalata in tre pannelli di masonite di 1,50 x 3,00 metri, dove i colori della festa si mescolano come in un’alchimia antica alla sacralità profana dell’evento, e come in un trittico trecentesco, ecco le nuove divinità balzare fuori, dee dagli abiti succinti, fauni e ninfe avvinghiati in lascivi balli, luci che irrompono come dardi di fuoco, e musica, un suono silenzioso ma così assordante, da rendere sommesso quello vero.
E sotto questo bailamme, la città. Una metropoli addormentata da secoli di storia, che si desta piano piano dal suo torpore e che lasciandosi dietro gli echi del giorno, reclama il suo diritto a vivere a divertirsi, a mischiare suoni, dialetti e sapori, colori, voci e volti di quella variegata essenza umana che vie e vegeta il più delle volte, non sapendo chi sia il suo vicino.
Un graffito pittorico, che invece di essere inciso anonimo sui muri di una città millenaria, si porta dietro con i suoi colori, i suoi simboli e i suoi suoni, l’anima del mondo fatta di cose semplici, come il disegno, espressione che davvero non ha bisogno di nulla per essere compresa.

Notte bianca a Genova

Notte bianca a Genova

Annunci