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La vita è un albero che pullula di bruchi, che si attaccano ai suoi rami come le labbra di un bimbo al seno materno e cominciamo a succhiarne la linfa, avidi e ingordi fino a scoppiare; sino a che l’albero, dopo poco secca e muore.

Dopo di ciò questa famelica orda d’insetti comincia a spostarsi alla ricerca di un altra pianta cui attaccarsi per succhiare ancora, e questo sino a quando vi saranno degli alberi vivi.

In ognuno di questi avidi bruchi vi si cela una potenziale farfalla, che pazientemente aspetta il suo momento per librarsi in volo.

Ma haimè! Non tutti questi bruchi si trasformeranno in crisalide, per poi diventare farfalle.

Molti di loro saranno divorati da insetti più famelici, più forti o forse solo più furbi, e mai vedranno l’alba di un nuovo giorno.

Ma gli altri, coloro che sopravvivranno a questa selezione naturale, evolveranno in farfalle e potranno godersi anche se per pochi istanti il fresco respiro della libertà.

Noi siamo i bruchi, e le farfalle che bramano di uscire libere, sono dentro di noi, oppresse dal pesante guscio delle nostre paure.

Ma come possiamo fare allora, per rompere questa dura scorza che cela nel suo interno una farfalla?

È semplice, chiudere gli occhi e dimenticarsi di se stessi, lasciare per un momento uno spazio vuoto dentro di noi. Un piccolo spazio in cui, né pensiero, né parola, né azione viene da noi compiuta.

Ed ecco che timidamente e miracolosamente qualche cosa di fantastico accade qualche cosa si impadronisce d noi. Tu che forse mi leggi ti chiederai chi o cosa sarà mai!

Io ti rispondo che sei tu, o meglio l’altro te stesso.

Sei quello che si nascondeva, quello che aveva paura di uscire allo scoperto, quello vero, quello che forse non sapevi di essere, la farfalla dai colori più brillanti, dalle ali più grandi, colei che ti farà volare.

E non solo un’immagine riflessa della fantasia, ma il tuo vero essere.

Non avere più paura della verità, non avere più paura di volare, non avere più paura di essere.

“Don’t dream it, be it!”

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