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Poco attraente dal lato fisico, la morte ha sempre sedotto l’essere umano col suo lato psichico ed emozionale.Scarsamente docile e poco incline all’obbedienza, questa nera signora affascina sia gli spiriti indomiti sia quelli succubi, assoggettandoli al fine al suo volere. Tra i suoi languidi abbracci, sono caduti tutti eroi e vili, coloro i cui nomi ancor oggi riecheggia nei cieli sempiterni dell’eternità e quelli i cui epiteti sono sepolti sotto millenni di storia ignota.

La morte dell’eroe è dunque così avvolta da un alone di onnipotenza, conserva gelosamente il suo mito accrescendolo giorno dopo giorno, l’eroe è giovane per sempre, un ideale da imitare perché chi muore giovane in atto violento, vedendo così troncata di colpo la sua vita nel bel mezzo della battaglia per conquistarsi il suo posto nella società degli umani, vede invece assegnarsi un posto privilegiato nell’Olimpo dei semidei.

Chi cerca la morte in questi casi, trova l’eternità, che durerà sino a che vi saranno memorie a ricordarlo e quando anche le reminiscenze cesseranno, nascerà la leggenda.

La morte è crudele quanto misericordiosa, cancella il dolore e l’onta, quello che era oggi, domani sarà già ieri.

Come gli eroi si esaltano con la morte, così i vili si mortificano in essa.  Pervade in loro l’ultima goccia di macabro masochismo che prolunga la loro antitesi con la vita. Paradossalmente unica via di fuga, l’umiliazione della morte diventa la parafrasi della loro esistenza, il nulla prima e il niente dopo, e nel mezzo il vuoto.

Per costoro il ricordo svanirà quando le pesanti nebbie della notte si alzeranno con il vento leggero del giorno.

La morte ha il fascino indiscreto dell’incoscienza, l’esaltazione del coraggio, la luce eterna del mito, ma anche la negazione della vita, un atto di codardia in un’azione di audacia.

Il giovane vede nella morte la vicinanza agli dei, all’immortalità, il vecchio vede nella morte non solo la fine della vita, ma il rimpianto di ciò che non è stato mentre il vile vede nella morte l‘unica mano amica.

Martiri ed eroi, il mondo non ha più bisogno di voi, lasciamo i miti nei libri di storia, consegniamo le vittime sacrificali agli altari della fede, riprendiamoci dunque la vita, scrivendone ogni giorno un nuovo capitolo.

 “Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui”.

Gabriele D’Annunzio.

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