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Quaranta anni sono passati, da quando il 7 e 8 ottobre del 1970, Genova contò 44 vittime di cui 35 morti, 8 dispersi.
Quasi mezzo secolo da quei tragici giorni, intervallati da costanti e puntuali allagamenti anche se non della stessa portata, come quelli di quell’anno nefasto.

14.610 giorni dopo, Genova come allora si trova a contare i suoi morti, a numerare i danni, a cercare nel fango i dispersi, a piangere sulle sue miserie.

Genova la superba, piega il suo capo e le sue ginocchia, china la schiena e si rimbocca le maniche, come sempre del resto. Quaranta anni sono passati e i dogi che nel tempo si sono avvicendati, anche se avevano la bandiera di un diverso colore, erano accomunati tutti da uno stesso spirito, da un uguale traguardo, e i risultati ahimè possiamo vederli con i nostri occhi continuamente.

Genova è diventata un enorme parcheggio a pagamento con più colori di Arlecchino, e come la famosa maschera è servitor di più padroni.
Genova ha più buchi di una forma di gruviera, ha più magagne di un malato immaginario, Genova sopravvive giorno dopo giorno, Genova città di vecchi, governata da vecchi, per una popolazione vecchia, che sembra odiare le luci, il suono, la musica, l’arte e i giovani. Genova che conta ancora i suoi morti, e ora se ne aggiungono dei nuovi.

Dov’è la tua superbia, dov’è la tua gloria, sottomessa e umiliata urli vendetta.

Genova, sei troppo vecchia! la tua voce è troppo roca, perché lassù qualcuno ti possa ancora sentire.

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