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Lettera di Vincent Van Gogh al fratello Theo, Arles, settembre 1888. Mai ho avuto una tale possibilità; qui la natura è straordinariamente bella. Dappertutto e in ogni luogo la cupola del ciclo è di un azzurro mirabile, il sole ha una radiosità di zolfo pallido ed è dolce e incantevole come la combinazione dei celesti e dei gialli dei Vermeer di Delfi. Non riesco a dipingere altrettanto bene, ma mi concentro talmente, che mi lascio andare senza pensare ad alcuna regola. … Ho deciso adesso, per partito preso, di non tracciare mai più un quadro col carboncino. Non serve a nulla: bisogna attaccare il disegno con il colore stesso, per disegnare bene.

Mentre van Gogh apprezza il paesaggio mediterraneo e dimostra grande ammirazione per il suo nuovo compagno, Gauguin rimane deluso della Provenza – «trovo tutto piccolo, meschino, i paesaggi e le persone», scrive a Bernard – e non crede possibile una lunga convivenza con Vincent, dal quale tutto lo divide: carattere, abitudini, gusti e concezioni artistiche: van Gogh «ammira molto i miei quadri, ma quando li faccio, trova sempre che ho torto qui, ho torto là. Lui è romantico, io invece sono portato verso uno stato primitivo. Dal punto di vista del colore, lui maneggia la pasta come Monticelli, io detesto fare intrugli».

Due caratteri così diversi, due mondi e due modi di percepire la natura e il colore, esploderanno la sera del 23 dicembre 1888, quando secondo il racconto di Gauguin, Vincent lo rincorre lungo la strada con in mano un rasoio. Si volta e lo fissa: Van Gogh si ferma e ritorna a casa dove, in preda a una crisi psicotica, si taglia un orecchio. Gauguin, che è andato a dormire in albergo, la mattina dopo trova i gendarmi che in un primo tempo lo fermano, accusandolo di aver ucciso l’amico, poi si rendono conto che van Gogh si è ferito da solo e dorme, e lo rilasciano. La vigilia di Natale Gauguin parte per Parigi.

In queste due epistole, in questi due frammenti di vita, il drammatico epilogo che un artista, che per sua natura, nasce, vive e muore solo. Questo viaggio è da compiersi in perfetta solitudine, lontano dai clamori di una vita normale.

Il percorso che un artista deve compiere per trovare la sua essenza, è un esplorazione, un pellegrinaggio, un viaggio di sola andata.

Cercare l’essenza delle cose, il punto d’origine, quello di partenza e di arrivo, fa dell’artista un profeta ascetico, dove solo la purezza dell’essenza lo porterà alle soglie dell’ignoto, lo porterà a chiedersi della sua stessa sua esistenza e di tutte le cose, ma questa è un altra storia…

Il ritratto di Paul Gauguin a Vincent Van Gogh

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