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Il Rimorso di Pierrot

Mi ricordo di un passato recente, quando l’aria salmastra del mare, lambiva timida le gote umide della terra.

L’invidia e la follia, presero allora della argilla dal grembo materno, plasmarono una maschera e la regalarono agli uomini. Da quel momento i giorni sulla terra non furono più gli stessi.

A passi leggeri come una danza sospesa, l’ego si travestì, s’indorò di purpurea gentilezza, colorò le sue vesti dell’arcobaleno, manipolò il tempo e abbagliò gli occhi degli dei.

Dipinse i sogni di polvere di stelle cadente, mentre il suo canto induceva all’oblio.

Goffo il suo intercedere, impaccata la favella, sciatto l’aspetto, se maschera fu mai più glorificata se non quella dell’apparenza dell’oblio, così il demone ripone il suo buffo cappello, smette il suo malconcio aspetto e invidia la luna, che da lassù seduta sul suo nero piedistallo, irradia di pallida bellezza le ombre dell’oscurità.

Mi ricordo di un passato lontano, quando la tua beltà si rifletteva tra le stelle, e tu astro tra le stelle eri la più lucente. Guardo ora la maschera che un tempo nascondeva un volto tanto amato e che ora è solo il riflesso della mia solitudine.

La Maschera Foto di Cynthia Stalteri
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