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Pescare nella vita degli altri, coglierne le sfumature, cambiare gli eventi, creare favole a lieto fine, ecco il mestiere dello scrittore.
Io questo ruolo lo interpreto così.

 La vita di ognuno è un romanzo che per la maggior parte del tempo scorre come un fiume lento, e quando capita qualcosa che lo fa esondare dai suoi usuali margini, ecco che si piomba nel delirio e nell’incapacità di reagire.
Rabbia e lacrime, desolazione e malessere, riempiono il cielo al posto del sole e scende inesorabilmente la notte.
E la notte porta con sé incubi che durano anche con il sopraggiungere dell’alba.

Così un giorno incontro un’amica che mi lascia la sua vita e mi chiede di riscriverla, si raccomanda solo di farla più felice di quello che è adesso.

 Di lei ho una foto in bianco e nero, gliela renderò indietro a colori.

Sono brevi storie, poche pagine a volte persino poche righe, la durata di un pensiero, di una sensazione, di un sogno. Sono brevi tratti a matita tirati sul un foglio di carta ruvida, come è la vita stessa, ma a differenza sua, si possono cancellare e riscrivere, quante volte si vuole, senza danno.

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