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Prima di sedersi al suo posto di lavoro però, vi era un’altra prova da superare, quella della fossa dei serpenti.

Lucy mentre si avvicinava, poteva sentire i loro sibili anche attraverso la porta chiusa, si ricordò che molte volte era stata morsa e tante volte aveva dovuto coagulare quel veleno dentro di sé. Rammentò in un solo istante tutte le malignità ricevute, i torti subiti, le cattiverie gratuite, gli scherzi e gli insulti. Per un momento ragionò come un uomo lasciando da parte la logica, dimenticò di essere nata donna, solo la rabbia ora aveva il sopravvento e che da un momento all’altro sarebbe esplosa. Lucy purtroppo si conosceva benissimo e sapeva anche che quella collera così com’era arrivata sarebbe svanita, perché tante, troppe volte le era successo esattamente questo, attendeva e aspettava fino a che quel vulcano che aveva in corpo si fosse di nuovo spento, ma questa volta avvenne diversamente.

 La mano si fermò sopra la maniglia della porta un attimo prima che la spalancasse, d’istinto guardò in basso (le scarpe tacco quattordici) e si ricordò in chi si stava mutando e quello che era stata e ciò che aveva passato, tutto gli trascorse davanti agli occhi in un solo attimo e giurò che non sarebbe mai più stato così, quindi si sistemò i capelli, si aggiustò il vestito, si spalmò sul viso un enorme sorriso idiota ed entrò.

 Le celle frigorifere dove i macellai tengono le loro carcasse di animali a penzolare sono certamente più caldi e accoglienti, ma già dal primo passo Lucy costatò che quel gelo non era la solita indifferenza maligna, ma qualcosa d’altro che somigliava all’invidia.

 La falsità è come una pianta di gramigna che attecchisce e cresce sino a quando ha aria e acqua per germogliare ma, soffocata dalle sue stesse spire, muore. Così quando si alza un muro d’indifferenza attorno a se, si diventa impermeabili e le “cose” scivolano su noi, finendo sul pavimento, pronte per essere calpestate.

 Lentamente e sensualmente Lucy fece la sua sfilata guardando avanti e sorridendo come se stesse andando incontro al suo amore. Percorse quel tratto che la separava dalla sua postazione di lavoro, e che il più delle volte le era apparso lungo e faticoso come una bambina che si appresta a salire su una giostra, poi con aria trionfante posò la sua borsetta sul tavolo e senza degnare di uno sguardo chi troppo già stava guardando, si diresse canticchiando in quel posto dove le sue colleghe passavano molto tempo più che alla macchinetta del caffè, il bagno.

Secondo e terzo tabù rotto, Lucy, sei forte.

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