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La mia presenza ti è greve e come un macigno pesa frapponendo la sua ingombrante ombra sulla strada della tua libertà.

I tuoi piedi scalpitano sull’umida sabbia nell’attesa di librarsi in volo, ma le ali son pesanti perché tarpate ancor dal mio invadente spettro.

Come vorrei liberarti dalla mia pesante zavorra, ma ovunque io tagli ne le cime, di nuove nascono e crescono più pesanti e robuste, tanto vigorose da legarmi le mani.

Come vorrei che il vento ti liberasse dal mio nome, dai miei affanni e dalle mie promesse, come vorrei che l’immagine mia svanisse portata via dall’onda come la rena dal mare.

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