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 Wanda von Dunajew

Wanda von Dunajew

Wanda von Sacher-Masoch è nata nel 1845 a Graz in Austria, come Angelika Rümelin Aurora; morta probabilmente intorno al 1933 in Francia, con lo pseudonimo di Wanda Dunajew) è stata una scrittrice e la moglie di Leopold von Sacher-Masoch, autore del romanzo erotico Venere in pelliccia.
Venere in pelliccia.
Venere in pelliccia è un romanzo erotico dell’autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch.
Pubblicato nel 1870, fa parte della raccolta L’eredità di Caino all’interno del primo volume della serie dedicato all’amore.
Il romanzo è intriso di riferimenti autobiografici. La protagonista Wanda von Dunajew era nella vita reale Fanny Pistor, ella stessa una scrittrice, che dopo avere conosciuto von Sacher-Masoch per un parere letterario firma insieme a lui un contratto che rende lo scrittore suo schiavo; era posta la condizione che lei indossasse il più spesso possibile una pelliccia, specialmente nelle occasioni in cui si mostrava crudele.

Come descritto nel romanzo si recarono in Italia, dove non erano conosciuti e non avrebbero quindi destato sospetti, fermandosi a Venezia (nel romanzo giungono a Firenze). Von Sacher-Masoch assume lo pseudonimo “Gregor” e impersonifica il servo della Pistor. Ancora come descritto nel romanzo, Fanny Pistor intrattiene una relazione con un amante, l’attore italiano Salvini (nell’opera invece è citato l’ufficiale di cavalleria greco Alexis Popadopolis).
Il loro rapporto, piuttosto che nel modo melodrammatico descritto nel romanzo, ha fine semplicemente quando la passione si sarà esaurita.
Trama
Il narratore, recandosi dall’amico Severin per prendere insieme il tè, racconta a questi un suo sogno curioso riguardante una donna dall’aspetto marmoreo avvolta in una enorme pelliccia scura. Egli identifica questa donna con Venere, la dea dell’amore, verso la quale manifesta profonda fedeltà e devozione. Riconosce in un dipinto presente nella stanza di Severin, raffigurante una donna seduta che indossa solamente una pelliccia tenendo una frusta nella mano destra e con un uomo prostrato ai suoi piedi, e già notato spesso in precedenza, l’apparente origine del suo sogno. Chiede allora delle spiegazioni a Severin, che era tra l’altro l’uomo ritratto ai piedi della “Venere in pelliccia”, il quale, dopo avergli detto di aver tratto ispirazione dalla Venere allo specchio di Tiziano, gli consegna un proprio manoscritto dove descrive la sua esperienza.
Severin narra il suo incontro con Wanda von Dunajew, giovane vedova ricca e bella. All’inizio insicuro e timoroso, dopo aver fatto conoscenza della smaliziata donna, che gli rivela la propria filosofia di vita volta alla ricerca del piacere e del godimento, le si propone come schiavo per poterla servire da dea quale ella è ai suoi occhi. Le chiede di diventare sua moglie ma Wanda, conscia della propria incostanza affettiva, gli propone dapprima di convivere insieme per un anno allo scopo di verificare che ciascuno sia effettivamente adatto all’altro. Severin descrive in modo più dettagliato al suo adorato amore la propria natura di uomo “soprasensuale”, paragonandosi ai martiri che raggiungono l’estasi durante il loro estremo sacrificio. Nonostante sia stata riluttante in principio, alla fine Wanda accetta di impersonificare l’ideale di donna crudele.
I due si recano in viaggio a Firenze e Severin diviene il servo personale chiamato Gregor.

Quest’ultimo firma un contratto in cui dichiara di rinunciare a tutti i diritti appartenutigli fino allora, diventando proprietà di Wanda von Dunajew che ne può così disporre a suo piacimento senza limitazioni. Inoltre scrive di suo pugno un documento di poche righe in cui dichiara il proprio intento suicida, in quanto Wanda è finanche libera di ucciderlo quando lei volesse. Con l’aiuto di tre donne di colore, l’uomo viene sottoposto a punizioni e umiliazioni via via sempre più pesanti; egli è disposto a subire tutto, purché possa restare accanto alla sua amata. La loro relazione giunge a termine quando Wanda si innamora del rude Alexis Papadopolis, il quale arriva anch’egli a frustare Severin sotto lo sguardo divertito della donna.
Il protagonista rivela che la “cura” della frusta è stata crudele ma radicale, e alla fine è stato guarito (“Chiunque permetta lui stesso di essere frustato, merita di essere frustato”).

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