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Premesso che io sono cristiano e cattolico da sempre, adesso non tanto più praticante come lo ero un tempo, quando nell’età della fanciullezza prendevo per buono tutto quello che veniva detto dai preti sia a scuola, quando l’ora della religione era ancora obbligatoria, sia nelle omelie domenicali, non avendo ancora acquisito quella critica di pensiero che con l’età e lo studio di scritti non dogmatici mi avrebbero aperto gli occhi su quel “mondo” che è la religione.

La religione è davvero un mondo a parte, un universo che si è sempre rifiutato di adeguarsi, un cosmo legato al passato e all’interpretazione arbitraria di antichi dogmi, che se visti con occhi moderni aprono all’uomo spiragli di crescita e non chiudono all’umanità l’opportunità di progredire.

In nome di Dio, si sono fatte guerre, fatti e disfatti imperi, si sono scritte e riscritte le regole morali (secondo i gusti dell’epoca), si è fatto  e rifatto l’elenco dei buoni e di cattivi, si è deciso cosa fare e non fare, si è persino messo a morte milioni di innocenti e tutto ciò perché l’uomo si è arrogato il diritto di parlare a nome di quel Dio silente, che nella sua bontà ha forse troppo concesso all’essere umano.

Quest’ultimo preso dalla bramosia di potere, ha parlato e agito e parla e agisce proprio in nome di quel dio e quelle divinità cui ora sembra averne preso il posto. L’uomo giudica, ammonisce e condanna e ciò che era bene può diventare a suo insindacabile giudizio un male e viceversa.
La sacra Bibbia stessa, così come il sacro Corano, sono stati presi, profanati e “riscritti”, in favore di quei pochi che usurpandone il posto, si sono seduti in cattedra a giudicare.
Uomini con l’abito talare che si ergono a emissari di Dio stanno disgregando questo mondo, ma sono solo “uomini”, peccatori al pari di me.
Cosa dovrebbero insegnare, se non hanno orecchie per imparare? Il silenzio che giunge da Dio è così assordante da squassare il mondo intero, ma le orecchie che dovrebbero sentire quei lamenti si sono chiuse secoli fa, quando l’uomo, colui che pensa di avere il sapere, ha scoperto negli anfratti del suo cuore, un altro dio ben più potente e a lui in silenzio e nell’oscurità si è messo al servizio.

Questi uomini, questi esseri vestiti di porpora sgargiante, dagli orpelli luccicanti lussuria, che nascondo l’infamia sotto i loro abiti splendenti di falsità, sono li stessi che dai loro pulpiti di marmo dorato, condannano la diversità come peccato, dimenticando il più semplice dei precetti; l’amore, cancellandolo così per sempre dai loro breviari.

Amore, ricordiamoci per un attimo il suo significato, l’importanza e il valore che racchiude questa parola, i mille sinonimi e cosa comporta pronunciare il nome, dopodiché, forse e dico forse, saremmo pronti per quel progetto che è l’umanità.

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