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I social media

Senza ombra di dubbio l’avvento dei social media ( Facebook, twitter, Google + ecc.)nella quotidianità di molti di noi, hanno apportato un ulteriore sviluppo in positivo del nostro vivere “sociale”.

Condividere è diventato un atto dovuto, un dovere, a volte un obbligo morale, spartire le proprie esperienze, sentimenti, azioni con amici, conoscenti è divenuto un atto quasi inconsapevole facente parte oramai del nostro mondo. La stessa partecipazione, attiva o passiva è dunque un atto di libertà, di democrazia, come lo è l’elogio e la critica se costruttive.

Sui social media oramai, si condivide di tutto, dalle passioni, agli odi, dai sentimenti più i profondi, ai rancori più sentiti, le fotografie più intime sono accessibili, anche se chiuse all’interno del nostro “io”, tutto è indistintamente condiviso e a volte con accenti aspri, dimenticando che ciò che condividiamo è letto non solo dalle nostre cerchie, ma anche da occhi indiscreti.

La libertà così fatta è dunque solo un utopia, io sono libero fino dove comincia la libertà altrui, ma questo è solo un pensiero, del tutto opinabile.

Condividere dunque, nel bene e nel male. Non a caso grazie ai social media, abbiamo avuto la primavera araba, grazie ai social, si decreta l’ascesa o il fallimento di questo o quel politico, grazie ai social, Obama è stato rieletto, se questo vi pare poco.

Social media, una grande invenzione di condivisione e unione, o un’arma strategica di un “grande fratello“per tenerci sotto controllo, che parrebbe esseregli sfuggita di mano?

Se usata nel modo giusto, l’arma social media è una risorsa per il popolo, per quella maggioranza silenziosa, che adesso grazie alla tecnologia, può finalmente farsi sentire.

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