Tag

, , , , , , ,

Premessa al racconto “Maria e il libro dei tre mondi”.

 Tengo a precisare che il racconto “Maria e il libro dei tre mondi” è sopratutto un libro di fantasia e anche se gli argomenti della narrazione affrontano temi come la religione e l’esoterismo, e in qualche modo il disagio adolescenziale, rimane comunque un racconto immaginario.

 Il “libro dei tre mondi” è anche un modo per descrivere il “mio”percorso “spirituale” .

Più volte negli anni travagliati della mia gioventù, mi sono posto la domanda se veramente esista un dio, senza peraltro trovare una risposta che soddisfacesse le mie attese. Una risposta certa (almeno per me perché ognuno è possessore della sua verità ) è venuta dalla mia permanenza in Libano, dove per cinque anni mi sono confrontato con una realtà quotidiana così diversa da quella che avevo vissuto per quasi tutta la mia esistenza, solo pochi mesi prima in Italia.

Il Libano e’ un paese dove convivono diverse confessioni religiose; cattolica, maronita, armeno ortodossa, islamica, drusa, greco ortodossa e così via.

Potrei descrivere il libano come il crocevia delle religioni o il porto della fede, ma questo paese è anche terra di martirio continuo, patria senza requie, sacro suolo calcato dai profeti prima di Cristo e calpestato dai suoi denigratori dopo. Dove la fede sincera e primitiva si mescola con antiche credenze forse reminiscenze di antiche forme di divinazione. In quei luoghi Dio è onnipresente, si avverte nelle parole, nei gesti, nelle intenzioni, nelle varie lingue e dialetti, nelle espressioni e in quell’arida attesa che solo la divina provvidenza terrà conto di dipanare.

Da lì dunque prende spunto il mio racconto.

 Riassunto:

 Maria è una ragazzina di sedici anni dalle origini armene che vive nel villaggio di Anjiar nella valle della Beeka in Libano, in compagnia di suo padre, sua madre e alcuni parenti. La famiglia di Maria come tutte le famiglie armene presenti oggi in Libano, hanno dovuto fuggire agli inizi del XX secolo dalle loro terre, è Maria stessa che nel suo fedele diario scrive: – Noi siamo armeni,  emigrati dalle nostre terre in Libano all’inizio del secolo scorso, con avvio di quello che e’ stato anche il primo genocidio del secolo da parte della Turchia e che e’ stato l’ultimo stadio di violenza cominciato nel 1878, con l’aprirsi della questione armena. Tre regimi si sono alternati senza che questa fase fosse mai risolta. Il genocidio degli armeni si svolse nei territori dell’impero ottomano tra il 1915 e il 1916, per mano del governo dei giovani turchi. Il piano di sterminio prevedeva massacri nei villaggi armeni e nelle regioni orientali dell’Anatolia del sud e deportazioni verso il deserto siriano.

Il genocidio che ha causato lo sradicamento definitivo dell’etnia armena dalla sua terra di origine, l’Anatolia occidentale appunto, oltre allo sterminio di più di un milione e mezzo di persone, è ancora oggi negato dal governo turco e non ancora riconosciuto da alcuni paesi occidentali”.

 Tornando alla storia, un giorno Maria disubbidendo a sua madre vuole curiosare nella soffitta di casa, come se fosse sospinta da una forza sconosciuta che la induce  a fare qualcosa che magari pur non volendo la “deve fare”, quindi scopre che in un antico baule nascosto in una zona quasi inaccessibile della soffitta, delle strane pergamene scritte in un idioma a lei sconosciuto. Da quel momento in poi, le notti e poi i giorni della nostra protagonista saranno tormentati da incubi a volte anche tremendi, che faranno precipitare Maria in uno stato di apprensione e di paura di qui la protagonista non capisce la causa, questi incubi via si faranno sempre più realistici e tremendi, tanto che Maria sembrerà di viverli davvero, ma sarà così ?

La causa di tutto è da ricercare proprio in quelli scritti e che solo dopo varie disavventure, Maria riuscirà a capire di cosa trattano.

Un libro dunque, un manoscritto scritto all’inizio dei tempi, dove vi sono riportati tutti i segreti della creazione, dall’essenza di Dio a quella del male, dalla creazione di Adamo al peccato di Lilith la sua prima compagna, alle gerarchie di angeli e demoni, un libro scritto da Satana in persona, per vendicarsi del Creatore che lo aveva fatto precipitare negli inferi. Un manoscritto in cui il signore del male, aveva annotato tutti i segreti appresi per poi un giorno potersene servire per regnare sulla terra.

 Sfortuna volle che però le pagine di quel libro si siano sparpagliate nella caduta dell’angelo ribelle e alcune siano finite in paradiso, nel purgatorio e all’inferno e alcune di esse addirittura sulla terra, dove furono trovate da una progenitrice di Maria (Elizabeth siamo attorno all’anno 1515). da quel momento la vita della ragazza e di tutta la sua stirpe a venire sarà maledetta e solo l’intervento di un anima pura, potrà sovvertire quel triste destino.

L’anima candida in questione è Maria, che dovrà combatte il male in tutte le sue forme per portare a termine il suo compito.

 Maria e il libro dei tre mondi è anche un racconto che parla di fede, di speranza e di amore, de; filo sottile che lega il bene e il male come una lama tagliente cui siamo costretti a camminare tutti i giorni, parla di tentazioni, di paure e incertezze, racconta una guerra quella che nell’estate del 2006 e che chi scrive l’ha vissuta in prima persona, un racconto in fondo quasi autobiografico, del mio cammino di fede e dei pericoli incontrati sulla sua strada.

 In fondo è la ricerca di quella parte di divino insita in ognuno di noi…

  E’ l’inizio di Ottobre, ma l’aria è dolce e calda come quella di Maggio, un tiepido vento carezza l’immobile natura tutto intorno e il sole alto nel cielo si erge con insolente vanità, come a sfidare un autunno tardo ad arrivare.

Tra i campi incolti una minuscola figura, s’incammina frettolosa, Elizabeth ha appena finito i suoi doveri di casa, e ora si appresta a quelli dell’anima. Mestamente cerca di darsi una sistemata prima di entrare in chiesa, per apparire almeno davanti al Signore un poco decentemente. Si copre il capo con il velo e a lenti passi varca la soglia del portone della chiesa.

 Dalla prima immagine che abbiamo di Elizabeth, possiamo arguire che tipo di figliola sia. Elizabeth è una ragazzina dall’aspetto quasi insignificante agli occhi della sua comunità, ma non certo agli occhi del “suo” Dio, di cui nutre rispetto e timore, lei come la maggior parte delle sue coetanee e’ una fervente credente e come tale si reca in chiesa per confessarsi di quei piccoli quotidiani peccati commessi. Nella sua vita invece irrompe un qualcosa cui non supponeva neanche l’esistenza, il dubbio. Sarà, infatti, un solo istante d’incertezza, una scheggia che vacilla nel suo fervore di cristiana a farla precipitare nel dirupo della perdizione.

Il dubbio per Elizabeth è di essere stata tradita, anche se per un solo istante dal suo Dio, ecco l’attimo in cui tutto il suo credo è messo in discussione, tutto ciò che si era costruito cade sotto il pesante martello del dubbio.

 Nel dubbio si tende sempre a incolpare ad altri, ritenendo noi stessi al di fuori delle nostre azioni, come in una forma di autodifesa, e nel caso del nostro racconto Elizabeth, attribuisce a Dio la causa della sua sventura. La protagonista incolpando al Signore di ciò che le è successo, asserisce in quel modo che Dio non è l’essere perfetto che da sempre le avevano insegnato, perché passibile di errore.

Da questo punto in poi si ha l’inizio della fase che chiamerò, “curiosità morbosa”, cioè scoprire quella serie di errori, difetti e passioni che fanno precipitare una divinità al rango umano.

 Nel racconto di Maria, vi sono esempi di ciò che ho citato in precedenza, ma allora perché in un libro che parla di fede, si abbia l’ardire e l’incoscienza di introdurre materiali che potrebbero deviare il lettore da quello che e’ lo scopo finale del libro.

Per quanto riguarda questa mia curiosità mi ha invece portato ad avere più fede, a volere sapere sempre di più sul mio credo, dapprima leggendo più volte la Sacra Bibbia, quindi i vangeli apocrifi e quelli gnostici e poi inoltrandomi in quel pericoloso sottobosco fatto di manuali e libercoli a essi legati, compresi alcuni libri messi al bando dalla chiesa ufficiale, come il Grimorio di Papa Onorio e il libro infernale. Tutto ciò può dimostrarsi un’arma a doppio taglio, ma sono sicuro che una “sana curiosità”, non spinta da una morbosa voglia di proibito, possa fare bene sia a noi stessi sia alla nostra voglia di divino. Nessuna pretesa di fare proselitismo di qualsiasi natura, come ripeto il mio è solo un racconto di fantasia, scaturito da un percorso di fede che mi ha portato sulle tracce antiche di un uomo venuto circa duemila anni fa a portare il suo messaggio d’amore.

 Argomenti del libro:

 Nel racconto di Maria sono presenti vari argomenti, che spaziano dal mito alla storia recente, dalle mode giovanili, dalle apprensioni di una ragazzina ai suoi sogni.

Perché dunque un eroe al femminile?

 Da sempre si è voluto identificare l’essere femminile con l’idea del peccato e con l’occulto e il magico, del segreto e se vogliamo del perverso. Ricordiamoci che nella bibbia fu Eva a incontrare il serpente, e quindi fu la donna in un certo modo ad avere un contatto con una diversa realtà. “Adamo ed Eva sono messi nel giardino e viene presentato loro l’albero, come se fosse un regalo di nozze. Eva è colei che coglie il pomo, implicazione che forse i frutti erano stati creati per lei: il frutto come sostiene Freud è il simbolo stesso del corpo della donna, ed e’ anche quello che porterà nel ventre, nella sua veste di dea della fertilità. Vediamo così che tutta la scena che si svolge nel giardino dell’Eden ha per protagonisti solo Eva, il serpente e l’albero dai frutti proibiti, come nel mito accadico, sumero e greco. Solo dopo è invitato Adamo, per continuare in un’altra scena quella che è la condensazione di un mito diverso.

La donna quindi è il wireless che collega il mondo materiale a quello sopranaturale, è lei lo scopo e il mezzo, l’intermediaria tra le due realtà.

Solo la donna poteva farsi carico di un compito così difficile, come per Maria il dovere riscattare la sua stirpe dalle fiamme infernali.

Questa è un’allegoria del riscatto, come se fossimo tenuti prigionieri della superficialità e della materia, sempre alla ricerca di facili tesori ed effimeri piaceri, il più delle volte ci dimentichiamo invece di noi stessi e quindi anche degli altri. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa, ci danniamo a cercare, mettiamo a soqquadro anche la nostra intera esistenza per ciò che è inutile, mentre quello che sarebbe necessario per il nostro progredire lo seppelliamo in fondo ai nostri pensieri.

 Altra questione che si pone nel racconto è il dualismo bene e male.

Se esiste, il bene inevitabile vi sia anche la sua controparte e cioè il male. Da dove viene il male e perché.

Nei sistemi classici dello “gnosticismo”, che deriva dalla parola greca “gnosis” e cioè conoscenza, il male non è un principio originario, come il bene che e’ sempre esistito, ma è il risultato di qualche degradazione o caduta del mondo del bene.

Nella Bibbia abbiamo il principio del bene Dio stesso e poi la degenerazione del bene e cioè la caduta degli angeli ribelli, con le sue conseguenze, il male.

Satana in ebraico significa avversario, ma anche menzogna, è l’antitesi del bene, il suo contrario.

Si aprano dinanzi a noi due scelte:

 La prima, il bene. Se scegliamo questa scelta (secondo quanto asseriscono la Bibbia e i Vangeli), non dobbiamo aspettarci molto da questa vita in termini materiali, la nostra esistenza sarà sacrificio, rinuncia, devozione, ma il premio alla fine della nostra esistenza, sarà la vita eterna.

La seconda, il male: se decidiamo di seguire questa strada, la nostra vita “potrebbe” e rilevo potrebbe essere migliore, (la Bibbia ci dice che Satana è il principe degli inganni, e che quindi per attirare proseliti verso di se, non esiterebbe ad adoperare ogni mezzo per raggiungere il suo scopo). Avremmo forse dunque una vita fatta di piaceri, dove il possesso, la supremazia, l’egoismo, sono i cardini principali.

 Il vero problema però si pone “dopo”, cosa accadrà poi?  Intendo dire che cosa sarà di quel che rimane della nostra essenza dopo la breve permanenza in questo mondo.

Se il dopo non esistesse per ipotesi, non si porrebbe neanche il problema del bene e del male, ma se esistesse?

Se davvero esistesse un luogo al di fuori della nostra cerchia di pensiero e se dopo questa vita ve ne fosse un’altra diversa? Probabilmente se siamo qui, non è per il capriccio di qualche divinità, ma perché dobbiamo portare a termine una missione, un compito di cui sono alla fine ne conosceremo il significato.

Il bene e il male sono il metro con cui misuriamo le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre incertezze, sono i nostri limiti, la ricerca di noi stessi, di quella scintilla di divino che è in noi e che solo trovandola potremo sapere dove stiamo andando, ma il cammino non è certo facile, sulla strada troveremo migliaia di ostacoli e il primo e più ostico è rappresentato sempre e comunque da noi stessi. Anche Maria, la protagonista ha incontrato ostacoli sul suo cammino ma il più difficile da superare era proprio lei stessa, infatti rimanendo nell’oblio dell’incoscienza per sedici anni ha supplito a questa sua mancanza con un fervore e una sete di sapere tipici di quell’età. Molti cercheranno do metterla sulla cattiva strada, incontrerà persone che le indicheranno “la via giusta”, sarà ingannata nella sua buona fede, ma alla fine la sua testardaggine sarà premiata. Allora quale è questo premio tanto ambito capace di farle rischiare anche la vita, chi ha provato lo sa’, sa’ che vale la pena solo quando si arriva alla propria concezione di verità.

 Rimando al mito di Lilith.

 Tra le leggende che trattano di Adamo ed Eva, si legge di un’altra donna che fece capolino nella vita di Adamo, ancora prima di Eva, Lilith.

La sua figura è di un demone notturno babilonese, si suppone che ella sia stata la prima compagna di Adamo, creata dalla terra proprio come lui. Secondo la leggenda, questa femmina rimase con lui per breve tempo, dopo di che lo lasciò. Essa volò via e scomparve nell’aria, gli angeli in seguito la trovarono nel mar Rosso, Lilith comunque si rifiutò di ritornare da Adamo e visse come demone cattivo, che nuoceva ai bambini neonati.

Questa saga è conservata in alcuni paesi ebrei, dove usano ancora oggi adornare le culle dei lattanti, con degli amuleti a difesa del demone Lilith. Fonti più antiche parlano di una prima Eva, e in alcune leggende Lilith, appare sia come maschio sia come femmina.