Ægoa e vento

Tag

, , ,

112937641-77510c57-ee1f-49cc-b285-d6e74b99d475

Ægoa e vento domàn sâìa bon tempo, a casa do Segnô, ghe luxiâ o sô.

Acqua e vento domani sarà bel tempo, ma in casa del Signore saranno lacrime di dolore, col fango che sale, ferisce e fa male, che sfonda le porte portando la morte, che tutto si prende e che quello che rende, sono lacrime amare.

Ægoa e vento domàn sâìa bon tempo, a casa do Segnô, ghe luxiâ o sô.

Acqua e vento, fuori o dentro, con gli angeli a pulire e gli altri a maledire in eterno, la sorte e il governo.

 Ægoa e vento domàn sâìa bon tempo, a casa do Segnô, ghe luxiâ o sô, il fango sparirà e come sempre si ricomincerà.

Ieri è passato ma la rabbia rimane, la mia città si vuole rialzare, mentre gli altri la stanno a guardare, si riempiono la bocca di belle parole: «dai forza, ce la puoi fare, lo hai fatto altre volte, puoi ricominciare…», a questi signori va il mio invito sicuro, di andare tutti a fare in….

Ægoa e vento domàn sâìa bon tempo e in casa do Segnô, ghe luxiâ o sô!

Digressioni

Appunti di scrittura: livres de toilette

Tag

, , , ,

Italiani, popolo di naviganti, artisti, inventori, santi e poco inclini alla lettura. Sì perché l’italiano medio legge poco e quello che legge, lo legge in qui momenti di ozio forzato, rubati tra un programma tv e una partita di calcio, o in bagno.

LettorePrendendo spunto dalla campagna pubblicitaria di Be2win dove si da’ forza all’idea del “Toilet Marketing” che è una realtà consolidata all’estero, una rete pubblicitaria alternativa che permette ciò che altri canali non permettono più, e sta muovendo i primi passi anche in ITALIA. (cito dal loro sito).

Il concetto è semplice, ognuno nell’espletamento dei propri bisogni fisiologici sente l’impulso ;-) di leggere qualche cosa, così a questi signori è venuta l’idea di affiggere manifesti pubblicitari nei bagni pubblici; perché nella toilette, perché già che ci sei, leggi qualcosa, continua lo slogan.

E se nelle toilette pubbliche mettessimo anche dei piccoli romanzi (o anticipazioni, un capitolo o due) di due o tre pagine, la giusta lunghezza di una normale “seduta” e magari con carta riciclabile, usa e getta.

I vantaggi potrebbero essere duplici espletata la funzione, se non è piaciuto il racconto, sarà servito almeno a pulire le terga del lettore, in caso contrario, lo stesso invece non vedrà l’ora di comprare l’intero romanzo per leggerlo in santa pace magari in salotto.

 

Citazione

Appunti di scrittura: Pensieri

Tag

, , , ,

CuttingA volte presi dalla frenesia della nostra quotidianetà, non ci accorgiamo (o non vogliamo accorgerci) di ciò che ci gira intorno; di quel microcosmo nascosto che vive e pulsa e che urla. Sono grida silenziose, talmente sommesse che assomigliano a preghiere, talmente assordanti che danno fastidio, talmente insistenti che fanno star male.

In un mondo che bada solo a se stesso, nessuno però si accorge che anche una farfalla soffre, che una crisalide prima della sua metamorfosi urla, per poi spegnersi su un fiore.

Scrivere allora non è più solo un resoconto di un qualcosa che è successo, succede o accadrà, non è più solo poesia…

Scrivere vuol dire anche ascoltare l’urlo di una farfalla.

Appunti di scrittura: Poesia infetta

Tag

, , ,

Beat Generation poet

Beat Generation poet

[Modifica]

Tag

, , ,

Solo oggi rileggendo la stupenda introduzione di Fernanda Pivano a “I sotterranei” di Jack Kerouac, ho scoperto certe attinenze che legano la poesia americana della “beat generation” a quella “ metropolitana degli anni ‘70.

Si tratta pur sempre di storie nude e crude, di racconti veri, di personaggi reali che non sfigurano affatto in quel pantheon variegato che è L’Olimpo della parola, (scritta o narrata non importa).

 

Ma non è di Kerouac che voglio parlare adesso, ma di due poesie talmente differenti tra loro da essere simili, così identiche da non somigliarsi per nulla, così vere che dicono in fondo la stessa identica cosa.

 

La prima è L’urlo di Allen Ginsberg:

 

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate della mia nude isteriche,

trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa,

hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte,

che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz,

che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette

che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra,

che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio,

che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro,

che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo con una cintura di marijuana per New York…

 

…Le sue visioni metafisiche non sono concettuali come quelle di Rimbaud ma sono deformazioni di immagini assolutamente concrete, carnali, che posso andare da un semaforo a un insegna al neon…

(introduzione di Fernanda Pivano – tratta da – I sotterranei Jack Kerouac traduzione italiana )

 

La seconda è Walk on the wild side di Lou Reed:

 

Holly viene da Miami (Florida)

In autostop attraverso gli USA

Sfoltendo le sue sopracciglia per strada

Depilandosi le gambe lui diventò lei

Lei dice, Hey bambino

Fatti un giro nella zona selvaggia

Lei disse, hei dolcezza

Fatti un giro nella zona selvaggia…

 

Un tatuaggio indelebile inciso sulla carne, una scarnificazione rituale, le parole sono macigni, pesanti alveari di miele infetto, di sessualità e di quella “lust of life”, che porta a prendersi tutto e subito, a non considerare né il ieri e né il domani e a vivere finché ce né, è poesia è lirica, è l’urlo sommesso degli angeli dei sotterranei.

Appunti di scrittura: Poesia 2

Tag

, , , ,

Raymond Carver

Raymond Carver

Credevo che scrivere una poesia fosse come descrivere un quandro di Van Gogh con la penna di Baudelaire, poi ho scoperto che può essere anche un dipinto di Edward Hopper tracciato su un foglio ruvido con una matita e questo ha cambiato la mia concezione della poesia.

Una poesia è una storia, un racconto breve, o semplicemente un elenco delle nostre ossessioni.

Paura di vedere la macchina della polizia fermarsi davanti casa.
Paura di addormentarsi la notte.
Paura di non addormentarsi.
Paura del ritorno del passato.
Paura del presente che fugge.
Paura del telefono che squilla nel cuore della notte.
Paura delle tempeste elettriche.
Paura della signora delle pulizie con un neo sul viso!
Paura dei cani che mi hanno detto che non mordono.
Paura dell’ansia!
Paura di dover identificare il cadavere di un amico.
Paura di finire i soldi.
Paura di averne troppi, anche se a questo non ci crederanno mai.
Paura dei risultati dei test psicologici.
Paura di essere in ritardo e paura di arrivare prima degli altri.
Paura della calligrafia dei miei figli sulle buste.
Paura che muoiano prima di me e che mi sentirò in colpa.
Paura di dover vivere con mia madre anziana, anziano anch’io.
Paura della confusione.
Paura che questo giorno finisca su una brutta nota.
Paura di svegliarmi e scoprire che te ne sei andata.
Paura di non amare o di non amare abbastanza.
Paura che quel che amo risulterà letale per quelli che amo.
Paura della morte.
Paura di vivere troppo.
Paura della morte.

L’ho già detta.

“Paura” di Raymond Carver

La paura della morte è ripetuta due volte, consapevole della ripetizione il poeta rimarca il concetto, accettando di fatto che dalla morte non si può sfuggire.

Appunti di scrittura n 2: Poesia

Tag

, , ,

Appunti di scrittura: Poesia

Appunti di poesia

Appunti di poesia

Una primitiva forma di scrittura in versi che si comincia ad apprendere sin da quando si è bambini, è la poesia.

I primi tentativi che mi ricordo, mi riconducono ai “pensierini”, una forma di brevissimi racconti, per lo più di imperniati su recenti accadimenti familiari, poche frasi, un soggetto un verbo e un complemento, che con l’andare del tempo hanno assunto altre forme espressive e che ora spesso si accompagnano al disegno o a fotografie, come ne la Metropoli silente.

Così nascevano i primi timidi tentativi di “poesie”, liriche che gelosamente custodivo, cose segrete che rivelavano forse troppo della mia intimità, anche se in cuor mio serbavo il recondito desiderio che quanto prima potessero essere lette da qualche occhio indiscreto.

Quindi sì scrivo poesie, perché possono essere brevi e non devo necessariamente accondiscendere a qualche regola, sono parole in libertà. Scrivo poesie perché è semplice, perché basta una sensazione, un sentimento, perché è la prima cosa che ho imparato a fare, perché mi piace e perché è parte di me.

Quindi sì leggo poesie, perché ognuno di noi è un mondo unico, un universo che vale la pena essere scoperto, perché ciascuno ha sempre qualcosa da dire, magari le nostre identiche cose, ma in modo diverso e non esiste né metrica, né regole per descrivere i sentimenti, basta lasciarsi andare, un foglio, una penna e a volte nemmeno quelli.

 

Citazione

Appunti di scrittura n1.

Tag

, , ,

Appunti di scrittura n1.

Appunti di scrittura

Appunti di scrittura

Io sono di “quelli” che dopo avere comprato un mobile dell’Ikea ed essersi impegnato a “metterlo assieme”, alla fine legge le istruzioni sul foglietto per assicurarsi di avere eseguito bene il lavoro. Cose del genere mi succedono anche nella scrittura e quindi mi sono impegnato a “capire come realmente si faccia a scrivere bene”.

C’è sempre un’aurea di “egocentrismo” parlo per me sia chiaro, che rende uno scrittore “lo scrittore” per eccellenza, quello che lascia il segno, mi spiego; di solito si ha un’intuizione o una storia in mente, quindi la si scrive di getto, la si corregge con un minimo di revisione e lasciandola così com’è, si pubblica (magari il più presto possibile). I risultati magari non arrivano ma giunge però lo sconforto, poi con calma, rileggendo quello che si è scritto, si arriva alla conclusione che si sarebbe potuto fare di meglio.

Leggo, ma studiare è forse il termine più esatto, il “Mestiere di Scrivere” di Raymond Craver e ho capito che se davvero si vuol intraprendere questa professione, quella dello scrittore e per scrittore intendo a tutto tondo, il processo evolutivo non è così semplice come sembra.

Non basta il talento di quello ce n’è persino troppo come direbbe Craver, bisogna invece avere la costanza di applicarsi, non basta scrivere, ma “saper” scrivere e non intendo le regole grammaticali, la sintassi e tutte le altre regole e regolette che in questi tempi sembrano essere inutili.

Leggere per contro è un piacere o almeno dovrebbe esserlo, immaginare il lettore tipo seduto comodamente sulla poltrona con lo sguardo immerso in un libro, che rilassandosi si “gusta” un buon racconto, ecco, leggere, prende del tempo, chi legge è curioso, vuole sapere, ed è questo desiderio di conoscere che gli farà divorare le pagine sino a che non giungerà alla fine del racconto, chi scrive deve invece tenere alto questo pathos, e queste cose si imparano solo leggendo e scrivendo e con un metodo molto semplice un’accurata revisione, d’altronde i più feroci critici dei nostri lavori siamo noi stessi.

Leggere e rileggere, correggere, spostare i paragrafi e le virgole, cercare le parole più consone non basta, a volte bisogna avere la pazienza di ripassare il proprio lavoro anche dopo giorni, quando l’euforia del mettere giù del testo è finita e solo una sana rilettura ci faccia vedere le cose come in realtà sono.

 Tutti siamo capaci di scrivere, pochi sanno scrivere bene, molto pochi quelli che rimarranno nel nostro cuore e forse due o tre quelli che saranno immortali.

 P.S. Sono solo dei miei pensieri e quindi opinabili in toto e senza nessuna presunzione d’insegnare o di essere di monito o di guida in qualche modo.

Cogliere il momento

Tag

, ,

Cogliere il momento.

A volte basta un niente per innescare quella scintilla che ti fa prendere la penna in mano e cominciare a scrivere, lasciare che la mano tracci sul foglio una sequenza di parole una podo l’altra in modo automatico e alla fine cogliere il risultato. Annamaria Testa è una di quelle persone capace di provocare quella scintilla che incendia un foglio con le sue parole.

Un articlo molto interessante, come cogliere il senso a cui sfugge agli altri e una foto di Paul Fusco – USA. New York City. June 1968. Funeral mass for Robert Kennedy at St. Patrick’s Cathedral e nasce un blues. Fonte: www.magnumphotos.com

Mi sono messa l’abito più bello.

Mi sono messa l’abito più bello per venire al tuo funerale e l’ho indossato lo stesso, anche se tu non potevi vedermi.

Mi sono messa il vestito più bello che avevo, per attendere il tuo passaggio sui binari. Ma il treno che passava anche se rallentava, non mi permetteva di vederti, ma il treno che passava anche se andava piano non ti permetteva di vedermi.

Così io mi sono messa l’abito migliore che possedevo e anche se tu mai saprai il mio nome, io conserverò il tuo per milioni di generazioni nel mio cuore.

Paul Fusco USA. New York City. June 1968. Funeral mass for Robert Kennedy at St. Patrick's Cathedral.

Paul Fusco
USA. New York City. June 1968. Funeral mass for Robert Kennedy at St. Patrick’s Cathedral.

Echi passati

Tag

, ,

Il passato è passato ed è giusto che non torni più.

Il passato è passato ed è giusto che non torni più.

A volte si sente l’irrefrenabile desiderio di tornare indietro e di ricordare il passato come di qualcosa che non riavremo più, come i bei tempi andati, la gioventù, i rimpianti, il se avessi fatto questo invece che quello, i se avessi avuto, troppi se e troppi ma che condiscono solo il nostro malessere.

In fondo il passato è passato ed è giusto che non torni più.
Perché ciò che è stato, gli errori commessi, le decisioni prese (giusto o sbagliate), le persone incontrate, gli amori, le azioni, le delusioni, le illusioni, tutto ha contribuito a renderci ciò che siamo ora, (giusti o sbagliati).

Nulla sarà mai più come prima, bisogna farcene una ragione e semmai dovesse esserlo, spero solo che sia migliore.

Inevitabilmente si riparla di donne – La bionda famelica Irina

Tag

, , , ,

La bionda famelica Irina

La bionda famelica Irina

Donne che attraverso i riflessi di un bicchiere assumono diverse sfumature, che tradotte dai biascichi di lingue impastate dalla solitudine perdono la loro dolcezza, donne che hanno i tratti crudi di mani callose, donne che non ci sono più e donne che sono solo un brutto ricordo. Chiacchiere da bar, perché solo nei bar le parole ritrovano un senso e il solitario trova nel barista o nell’ignaro avventore, il suo confessore.

*I discorsi tra uomini sono sempre gli stessi a tutte le latitudini del mondo, quando tre di loro si siedono a un tavolo, seppure non si conoscono, dopo un poco, se si parla di donne il ghiaccio si scioglie e si instaura una complicità. Se poi il discorso cade sulle proprie disgrazie, stai tranquillo che il novanta per cento dei casi è colpa di una donna. In sostanza è ciò che da circa mezz’ora mi sta propinando “u Pinin”: la causa di tutti i suoi mali ha un nome, un aggettivo e un colore, la bionda famelica Irina.

Ho sentito questa stessa storia da labbra diverse, con accenti differenti e davanti a bicchieri che contenevano vari liquori: il finale era identico, ognuno di questi contastorie ha avuto a che fare con la sua bionda famelica Irina.

Irina era bella, dolce e sensibile, romantica e sensuale, amava il suo uomo più di se stessa, era soavemente succube…ma…

P.S. Avete mai incontrato almeno una volta nella vita, la bionda famelica Irina?

*Brano tratto dal romanzo “Variazioni sul tema” il club di roberto Vassallo edito da Kimerik

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 296 follower