7 Ragioni per continuare a vivere

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La vita, a volte sembra decisa a toglierci ogni ragione per continuare a vivere, ma è un po’ come il gioco del gatto col topo, e non è detto che sia sempre il gatto a vincere.

Non tutto dunque è dato per scontato e anche nei momenti più bui e in quelli dove apparentemente non sembra esserci una via di uscita, una scappatoia c’è sempre… e siamo noi, basta solo avere il coraggio, l’audacia di prendere una decisione.

Ti regalo un libro

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Yerek Ashkari Kirke

Yerek Ashkari Kirke

Ti regalo un libro, non è solo un titolo o un gesto che vuole essere gentile e non è neppure un modo per diffondere il proprio messaggio, ti regalo un libro è come una barchetta di carta alla deriva in mezzo all’oceano, che non sa se arriverà mai a destinazione, dato che la sua meta troppo vasta.

Per invece vorrà leggere le pagine di questo racconto “Yerek Ashkari Kirke”, auguro di passere assieme a lui dei lieti momenti.

Per scaricare il libro “Yerek Ashkari Kirke” seguire i due link sottostanti

Download versione per Kindle   –   Download versione per Mobi

Il libro ha, come autore, chi lo legge e non lo fa morire.
(Marco Ercolani)

La sfilata dell’ipocrisia

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ParigiSfilata

Tutti uniti, tutti in marcia, tutti a dimostrare contro il bieco terrorismo islamico; tutto molto solenne, sennonché coloro che marciavano dandosi il braccio e ostentando aria di circostanza, erano proprio quelli che in nome della democrazia e della libertà (di quale poi è ancora da appurare), si sono resi colpevoli di azioni ben più deprecabili.

E allora in questa sfilata dell’ipocrisia, il solo Obama per una volta è stato coerente con la sua politica, non presenziando.

La mia libertà finisce dove comincia la vostra – Martin Luther King.

Liberté, Égalité, Tuer…Ce ne est pas ma guerre

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Fuck the systemQuante possono essere le formiche in un formicaio…migliaia, milioni…miliardi? E quante di loro subiscono senza fiatare, quante di loro si lasciano guidare perché quello è il loro destino, milioni, miliardi…

Se una sola di loro si fermasse a gridare “io non ci sto più”, chi mai l’ascolterebbe. Io mi sento come quella piccola formica che vuole ribellarsi al suo destino e che fermandosi grida: “io non ci sto più”.

Nessuno l’ascolterà mai, ma lei griderà ancora più forte finché il silenzio dell’apatia non le chiuderà la bocca per sempre.

Se il branco vuole la guerra, non è detto che tutti si debba acconsetire o tacitamente dissentire.

Basterebbe solo gridare più forte e battere i piedi per farsi sentire, ma bisognerebbe essere in tanti, tutti quelli di quella maggioranza silenziosa a cui non è dato parlare, a cui non è concesso esprimersi e che se solo volesse, potrebbe rovesciare il mondo.

Liberté, Égalité, Tuer…Ce ne est pas ma guerre.

Ægoa e vento

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Ægoa e vento domàn sâìa bon tempo, a casa do Segnô, ghe luxiâ o sô.

Acqua e vento domani sarà bel tempo, ma in casa del Signore saranno lacrime di dolore, col fango che sale, ferisce e fa male, che sfonda le porte portando la morte, che tutto si prende e che quello che rende, sono lacrime amare.

Ægoa e vento domàn sâìa bon tempo, a casa do Segnô, ghe luxiâ o sô.

Acqua e vento, fuori o dentro, con gli angeli a pulire e gli altri a maledire in eterno, la sorte e il governo.

 Ægoa e vento domàn sâìa bon tempo, a casa do Segnô, ghe luxiâ o sô, il fango sparirà e come sempre si ricomincerà.

Ieri è passato ma la rabbia rimane, la mia città si vuole rialzare, mentre gli altri la stanno a guardare, si riempiono la bocca di belle parole: «dai forza, ce la puoi fare, lo hai fatto altre volte, puoi ricominciare…», a questi signori va il mio invito sicuro, di andare tutti a fare in….

Ægoa e vento domàn sâìa bon tempo e in casa do Segnô, ghe luxiâ o sô!

Digressioni

Appunti di scrittura: livres de toilette

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Italiani, popolo di naviganti, artisti, inventori, santi e poco inclini alla lettura. Sì perché l’italiano medio legge poco e quello che legge, lo legge in qui momenti di ozio forzato, rubati tra un programma tv e una partita di calcio, o in bagno.

LettorePrendendo spunto dalla campagna pubblicitaria di Be2win dove si da’ forza all’idea del “Toilet Marketing” che è una realtà consolidata all’estero, una rete pubblicitaria alternativa che permette ciò che altri canali non permettono più, e sta muovendo i primi passi anche in ITALIA. (cito dal loro sito).

Il concetto è semplice, ognuno nell’espletamento dei propri bisogni fisiologici sente l’impulso ;-) di leggere qualche cosa, così a questi signori è venuta l’idea di affiggere manifesti pubblicitari nei bagni pubblici; perché nella toilette, perché già che ci sei, leggi qualcosa, continua lo slogan.

E se nelle toilette pubbliche mettessimo anche dei piccoli romanzi (o anticipazioni, un capitolo o due) di due o tre pagine, la giusta lunghezza di una normale “seduta” e magari con carta riciclabile, usa e getta.

I vantaggi potrebbero essere duplici espletata la funzione, se non è piaciuto il racconto, sarà servito almeno a pulire le terga del lettore, in caso contrario, lo stesso invece non vedrà l’ora di comprare l’intero romanzo per leggerlo in santa pace magari in salotto.

 

Citazione

Appunti di scrittura: Pensieri

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CuttingA volte presi dalla frenesia della nostra quotidianetà, non ci accorgiamo (o non vogliamo accorgerci) di ciò che ci gira intorno; di quel microcosmo nascosto che vive e pulsa e che urla. Sono grida silenziose, talmente sommesse che assomigliano a preghiere, talmente assordanti che danno fastidio, talmente insistenti che fanno star male.

In un mondo che bada solo a se stesso, nessuno però si accorge che anche una farfalla soffre, che una crisalide prima della sua metamorfosi urla, per poi spegnersi su un fiore.

Scrivere allora non è più solo un resoconto di un qualcosa che è successo, succede o accadrà, non è più solo poesia…

Scrivere vuol dire anche ascoltare l’urlo di una farfalla.

Appunti di scrittura: Poesia infetta

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Beat Generation poet

Beat Generation poet

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Solo oggi rileggendo la stupenda introduzione di Fernanda Pivano a “I sotterranei” di Jack Kerouac, ho scoperto certe attinenze che legano la poesia americana della “beat generation” a quella “ metropolitana degli anni ‘70.

Si tratta pur sempre di storie nude e crude, di racconti veri, di personaggi reali che non sfigurano affatto in quel pantheon variegato che è L’Olimpo della parola, (scritta o narrata non importa).

 

Ma non è di Kerouac che voglio parlare adesso, ma di due poesie talmente differenti tra loro da essere simili, così identiche da non somigliarsi per nulla, così vere che dicono in fondo la stessa identica cosa.

 

La prima è L’urlo di Allen Ginsberg:

 

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate della mia nude isteriche,

trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa,

hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte,

che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz,

che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette

che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra,

che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio,

che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro,

che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo con una cintura di marijuana per New York…

 

…Le sue visioni metafisiche non sono concettuali come quelle di Rimbaud ma sono deformazioni di immagini assolutamente concrete, carnali, che posso andare da un semaforo a un insegna al neon…

(introduzione di Fernanda Pivano – tratta da – I sotterranei Jack Kerouac traduzione italiana )

 

La seconda è Walk on the wild side di Lou Reed:

 

Holly viene da Miami (Florida)

In autostop attraverso gli USA

Sfoltendo le sue sopracciglia per strada

Depilandosi le gambe lui diventò lei

Lei dice, Hey bambino

Fatti un giro nella zona selvaggia

Lei disse, hei dolcezza

Fatti un giro nella zona selvaggia…

 

Un tatuaggio indelebile inciso sulla carne, una scarnificazione rituale, le parole sono macigni, pesanti alveari di miele infetto, di sessualità e di quella “lust of life”, che porta a prendersi tutto e subito, a non considerare né il ieri e né il domani e a vivere finché ce né, è poesia è lirica, è l’urlo sommesso degli angeli dei sotterranei.

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