Colonia 51

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Colonia 51

Video diario di un pianeta che scompare.

Intro

2168 la terra dopo i disastri dell’ultima guerra nucleare, affronta l’ultimo periodo della sua travagliata storia; la sua popolazione si è drammaticamente ridotta a meno di un quarto e le sue risorse sono praticamente scomparse, il clima è arido e la superficie dei mari è diminuita a tal punto che le poche pozze di acqua salata sono ridotte a discariche di rifiuti di ogni genere, l’aria è irrespirabile e fuori dagli agglomerati urbani (colonie), è necessario usare la maschera.

Dopo l’ultima grande guerra, c’è stato come un ripristino generale, tutto quello che nei millenni addietro sono stati per l’umanità i cardini del suo sviluppo (libertà, uguaglianza, tolleranza, condivisione, istruzione, ecc.) è stato tutto cancellato, ripartendo da zero, anzi dall’anno zero.

Sono così passati 68 anni da quel nuovo inizio, ma la nuova era è solo appoggiata sulle macerie ancora fumanti di antiche “vestigia” dure a morire, non è quindi bastato ricominciare da zero, mettere fuori legge tutte le religioni, radere al suolo i musei, le scuole, le università, le chiese, le moschee e le sinagoghe, non è stato sufficiente rimuovere milioni di anni di storia e riscrivere un nuovo alfabeto, vaporizzare etica e morale per innalzarne di nuove, infettare i fiumi e l’aria per eliminare chi non si “conforma”, non è con la selezione che si costruisce un’umanità migliore, né vivere in eterno prorogando all’infinito un ego malato.

Questa è la terra oggi, ammassi urbani zeppi all’inverosimile, dove sopravvivere è l’unica cosa che conta, e dove non esiste più il domani.

In questo caos dove si è ritornati indietro di secoli, dove ci si riscalda col fuoco, e il futuro è solo arrivare vivi al giorno dopo, un uomo scopre in un locale abbandonato alcuni componenti elettronici ormai in disuso e in qualche modo cerca di assemblarli, vi riesce e allora tenta di comunicare con l’esterno, il suo grido di aiuto disperato si trasforma col tempo in un diario, dove annota riflessioni e racconti di vita vissuta, e aspetta che da qualche parte dell’universo o in qualche tempo sparso nell’iperspazio qualcuno ascolti il suo messaggio.

Il narratore è Alpha, un uomo sui 55 anni scampato alla guerra e all’ultimo esame di idoneità e fuggito nella colonia 51, una colonia ribelle ai margini della società, una colonia che doveva essere “estinta”, ma che cause fortuite continuano a rimandarne l’annientamento.

Guarda il trailer:

Colonia 51 – Intro

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La notte di Halloween

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Cosa succede quando gli incubi escono fuori dagli specchi nella notte di Halloween? Cosa faresti se fosti inseguito da un angolo remoto del tuo passato, del quale hai rimosso il ricordo? Ti fa paura dormire la notte quando sei da solo? Questa notte è una minaccia e tu preghi solo che il giorno torni e torni presto…Buona lettura

Herbet il taglialegna sta tornando…e ti sta cercando…

Leggi il racconto

la-notte-di-halloween

Aspettando Halloween

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Halloween è alle porte e allora prepariamoci con un piccolo racconto e facciamo la conoscenza di Herbert il taglialegna.

Un parco di divertimenti, una casa degli orrori, degli amici che vogliono provare il brivido dell’avventura e uno strano personaggio che fa parte di un’altra realtà, si rincorrono in questa piccola storia.

Tutto accade in una sola giornata, dove succede di tutto..e dove…bhé se volete saperne di più non vi resta che leggere il racconto.

Vi lascio il link qui sotto, buona lettura.

bit.ly/LacasaDellOrrore

Herbert il taglialegna

Bocca di rosa (mai dimenticata riposa)

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Bocca di Rosa
Fabrizio de André.

La chiamavano Bocca di Rosa
metteva l’amore, metteva l’amore
la chiamavano Bocca di Rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scesa alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti s’accorsero con uno sguardo
che non si trattava d’un missionario…

Così in un Sabato pomeriggio uggioso quanto ventoso, lascio che siano i miei passi a guidare il mio andare e senza l’inganno del tempo mi ritrovo a passeggiar pallido e assorto in una immortale poesia…

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La Vecchia stazione di S. Ilario (oggi privata abitazione)

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l’acrostico di Max Manfredi

  • Componimento poetico nel quale le prime lettere di ogni verso, lette per ordine, danno un nome o altre parole determinate.

 

10/Aprile/2016

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Siete mai scesi giù per Nervi al mattino presto, quando il sole fa capolino dalle brume notturne e l’odore del mare aleggia semi addormentato sulle barche in ozio sulla spiaggia e la fragranza della focaccia appena sfornata inzuppa l’aria del mattino, dove le grida dei bambini sono ancora intrappolate nei loro sogni innocenti.

Solo i vecchi che sembrano non dormire mai, si godono questo silenzio, i loro sguardi già navigano al di la delle onde e i loro gesti lenti e pigri come il volo dei gabbiani, si ripetono come pennellate di quadri antichi.

Poi un raggio di sole che s’inerpica lento su per i muri nudi di case millenarie tutto trasforma, tutto sembra prendere vita e quei vecchi che prima esitavano sulle panchine, spariscono d’incanto.

Se non siete mai scesi per Nervi al mattino presto e vi accingete a farlo, ecco, fatelo in silenzio, in punta di piedi, senza fiatare, per non rompere quell’idillio immacolato che c’è tra da tempo immemore l’uomo e il mare.

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Il porticciolo di Nervi la Domenica mattina

La moglie di nessuno (breve racconto)

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La notte di San Silvestro ha qualcosa di magico e porta delle storie con se, rimangono scritte nell’aria gelida della notte sino all’alba o sino a che qualcuno non si prenda la briga di leggerle…poi tutto ritorna normale e la vita riprende…

Sono passati quasi sei lunghi mesi dall’ultimo post e in questo lasso di tempo ne sono successe di cose, ma la cosa più bella è che nonostante tutto, sia rimasta intatta la voglia di scrivere e e raccontare storie, come la storia di Ginger, conosciuta in una notte di San Silvestro e svanita con le prime luci dell’alba…

Leggi il racconto

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Pensieri e parole

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La parole non conoscono colore, nazionalità, sesso, specie, non distinguono il bene dal male e vanno a ruota libera se lasciate agire, un poco come fanno le onde del mare, che tutto inghiottono e tutto a loro modo conservano…

Cosa resta di un migrante quando muore.

Cosa resta di un migrante quando muore
chiedilo al mare che lo inghiottirà,
chiedilo a sua madre che mai più lo vedrà,
chiedilo all’uomo che lo ucciderà,
chiedilo al suo dio se mai esisterà.

Cosa resta di un migrante quando muore
un sogno bruciato,
una libertà negata,
la dignità cancellata,
l’anima in fondo al mare incatenata.

Cosa resta di un migrante quando muore
né un nome che si ricorderà,
né il mare che lo inghiottirà,
o la spiaggia che lo seppellirà,
né i sogni che addosso incollati avrà,
né un futuro che mai per lui splenderà.

Che cosa resta di un migrante quando muore
solo vergogna e tanto dolore,
che non si cancella con una preghiera
portata dal vento su di una scogliera,
le troppe parole e l’ambiguità
seppelliscono l’uomo e la sua dignità.

27/08/2015

Racconti per l’estate – Carne fresca cercasi

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Due vite che s’incontrano per un crudele gioco del destino, sono il filo portante di questo breve racconto estivo; due esistenze lontane anni luce che s’incrociano solo per un poco sulla strada della vita, quel che tanto basta a cambiarla per sempre…

Leggi il racconto – Carne fresca cercasi

Carne fresca cercasi

Carne fresca cercasi

Racconti per l’estate – Una strana storia d’amore –

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Capita che nella vita di un anziano e morigerato professore prossimo alla pensione, piombi come una meteora una giovane ragazza, figlia di un suo vecchio conoscente e che…bhé se volete scoprirlo, non vi resta che leggere questo breve racconto, giusto giusto per rinfrescare queste tediose serate estive…

Buona lettura.

Una strana storia d’amore

Una strana storia d'amore

Una strana storia d’amore